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Written by: Progetti

Gio’ Pomodoro al Politecnico di Milano

Gio’ Pomodoro al Politecnico di Milano

Il 29 novembre l’unità tra architettura e scultura, arti pubbliche per eccellenza, è stata riaffermata attraverso la «dimensione esterna» della scultura di un maestro contemporaneo. Alla presenza delle massime autorità dell’istituzione universitaria ma anche dell’assessore all’Urbanistica del Comune, Ada Lucia De Cesaris, si è inaugurata l’installazione all’interno del campus Bovisa di 22 opere di Gio’ Pomodoro (Orciano di Pesaro 1930 – Milano 2002): venti sculture e due dipinti provenienti dalla collezione dell’artista, affidate al Politecnico in comodato d’uso dal Comitato fondato per studiarne e tutelarne l’opera. Le sculture accompagneranno la vita di studenti, docenti e visitatori: collocate in aule, scale, cortili, terrazze, il rapporto che esse stabiliscono con l’architettura, e con il flusso continuo degli utilizzatori degli edifici, è intenso, a volte stridente, ma mai gerarchico o retorico. Al di fuori del bozzolo del museo, le opere si scontrano, è vero, con l’esiguità di alcuni spazi, e con le contraddizioni della normativa e i totem della sicurezza: così che, ad esempio, raramente è possibile girare loro intorno. Ma è meglio pagarlo, questo prezzo, perché è ripagato dal confronto quotidiano tra l’arte e l’attività degli uomini, in uno spazio adatto a riallacciare alcuni dei fili rossi del percorso artistico di Pomodoro: dal suo interesse per la scienza, alla solida matrice geometrica di gran parte delle sue creazioni, alla costante ricerca di un uso pubblico della scultura. Per questo, la sintonia con i luoghi è forte: soprattutto negli atrii dei dipartimenti di Energetica e di Meccanica, dove il «Sole serpente» (1988) o il «Divoratore» (1972), ridefiniscono lo spazio, offrendo risposte possibili alle curiosità di un’elite della conoscenza, che è anche una comunità di moderni alchimisti della materia. Mentre «Marat» (1974, marmo nero del Belgio) vigila da in cima una scala, a che gli ingegneri non dimentichino le loro radici di cittadini. Nella foto, «Memoria dell’agricoltura» (1981), nel cortile di Ingegneria gestionale.

Autore

  • Edoardo Piccoli

    Storico dell’architettura al Politecnico di Torino, già caporedattore del «Giornale dell’Architettura»; studia l’architettura e la città europea dell’età moderna e contemporanea, con un particolare interesse per l’architettura del Settecento

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Last modified: 21 Luglio 2015